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GIUSEPPE LUIGI "LO STRUZZO" LAGRANGE

Matematico (ma sarà indispensabile dirlo tutte le volte? N.d.A.) (sì e piantatela di dire stupidate, N.d.R.) (chi credi di prendere in giro, noi non abbiamo una redazione, N.d.A.) (se continui così vi troverete anche senza un lavoro, N.d.R.) (ma noi non abbiamo mai avuto un lavoro, N.d.A.) (...) (...) (...) ... di origine francese (Torino 1736, Parigi 1813).

Nel 1755 fu nominato docente di matematica (anche se lui voleva fare il pompiere, ma fu costretto a rinunciare per la cronica mancanza di incendi) alla scuola di artiglieria di Torino, dove fondò nel 1757, con Giacomino Saluzzo e Gelsomino Cigna, una società di ricerche scientifiche da cui ebbe origine l'Accademia Reale delle Scienze di Torino, e un complesso rock, da cui ebbe origine Mino Reitano. Sono di quegli anni i suoi contributi alla teoria dei massimi e dei minimi dai quali ha preso origine il calcolo delle variazioni (ma cche è ?). Nel 1766, su proposta di Eulero (che evidentemente non era solo un numero) e di D'Alambert, fu chiamato da Federico II a dirigere l'Accademia di Berlino (e l'Orchestra Filarmonica di Brema), città in cui lo Struzzo trascorse circa vent'anni tra i più fecondi della sua attività scientifica.
Alla morte di Federico II, dato che il suo successore odiava il 3 e si voleva chiamare Federico IV, accettò l'invito di Luigi XVI e si trasferì a Parigi (1787) dove rimase fino alla morte (fu, si dice, avvelenato da Cauchy).

Il grande prestigio di cui godeva si mantenne inalterato anche durante la rivoluzione, conservando emolumenti (non chiedetemi cosa sono...) e cariche, oltre che la sua chitarra degli esordi; presiedette la Commissione per l'introduzione del sistema metrico decimale, che evidentemente non era ben vista oltre Manica e, nel 1797, divenne professore all'École Polytechnique allora fondata. Anche il regime napoleonico lo colmò di onori, nominandolo senatore, gran ufficiale della Legion d'onore, conte dell'Impero e assegnandogli il primo disco d'oro della storia. Ebbe sepoltura (degna) al Panteon (noi 'ste lettere francesi non sappiamo proprio dove trovarle nel codice ASCII ...) (per forza siete degli ignoranti, N.d.R.). Autore fecondissimo lasciò una produzione di vasta mole riguardante vari campi della matematica e della meccanica celeste (della meccanica rosa e di quella fucsia non si interessò mai molto) (questa era proprio brutta, N.d.R.) (ma la pianti di rompere, N.d.A.).

Nel 1788 pubblicò la Mecanique Analitique, la sua opera maggiore, con compreso nel prezzo un 33 giri dei suoi maggiori successi, dove nell'ambito di una concezione illuministica, di cui Lagrange subì sempre l'influenza, si propose di dare uno sviluppo sistematico della meccanica in termini puramente analitici, servendosi del calcolo variazionale come tema centrale e unificatore (che bella frase, poetica). Nella Theorie des Fonctions Analytiques (1797) e nelle Le´┐Żns sur le calcul des fonctions (1806) elaborò particolarmente il metodo di studio delle funzioni attraverso lo sviluppo in serie di potenze, nonché diede preziosi consigli a chi voleva avvicinarsi in modo indolore al mondo della musica. Importanti anche i suoi lavori sulla soluzione delle equazioni indeterminate di primo e secondo grado della scala Mercalli, cui applicò la teoria delle frazioni continue, e quelli sulle equazioni differenziali lineari, cui applicheremmo una carica di tritolo. Introdusse nella meccanica celeste l'uso delle derivate e studiò il moto di liberazione della Luna (che ai tempi era una hippie), nonché le perturbazioni del moto dei pianeti e le loro cause: in suo onore i cinque punti di instabilità nel problema ristretto dei tre corpi (no, non stiamo scrivendo in arabo, ve lo giuriamo) si chiamano appunto lagrangiani.

 


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